L’aggettivo petaloso e quelli che non hanno capito

Cosa succede quando un bambino delle elementari si inventa una parola e la maestra, anziché sgridarlo, decide di scrivere all’Accademia della Crusca?

12743551_10153325343282124_2728867110371151709_n.jpg

Supporto di National Geographic Channel alla diffusione della parola “petaloso”

Lo scorso 16 febbraio si è diffusa in rete, con il classico passaparola da social media, una notizia molto simpatica: Matteo, un alunno della scuola primaria D. Marchesi di Copparo (FE), ha scritto in un esercizio sugli aggettivi la parola petaloso. Su suggerimento della maestra Margherita Aurora, la parola è stata segnalata all’Accademia della Crusca, che ha risposto martedì scorso con una lettera:

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dalla Redazione della Consulenza Linguistica, l’Accademia della Crusca ha risposto al bimbo complimentandosi per il bel neologismo, che è stato formato con tutti i crismi: –oso è, infatti, il suffisso che si aggiunge a un sostantivo per renderlo un aggettivo, con il significato di “pieno di x, con tanto x”, come succede in peloso (pelo + -oso) o coraggioso (coraggio + oso).

La vicenda è diventata virale in pochissimo tempo, tanto da portare l’hashtag #petaloso al primo posto fra i trending topic di questi giorni su Twitter. Ma, come al solito, tanti utenti dei principali social network non leggono né pensano prima di pubblicare – e magari qualcuno soffre anche di analfabetismo funzionale – quindi si sono dette un po’ di cose scorrette e spiacevoli.

Innanzitutto, si è diffusa la convinzione che petaloso fosse stato inserito nei dizionari italiani. No, non è successo, e questo è esplicitamente spiegato poche righe più su, proprio nella lettera che ha fatto il giro del web e che a quanto pare nessuno ha letto. Le parole non entrano nei dizionari perché lo decide un’autorità, ma perché diventano di uso comune.

Inoltre, se anche ci appellassimo a quelle autorità che effettivamente i dizionari li compilano, non dovremmo considerare l’Accademia della Crusca, che da quasi un secolo non se ne occupa più.

Per non parlare, poi, del fatto che il metodo per verificare se una parola è diventata di uso comune, e ha quindi diritto ad entrare in un dizionario, non è sicuramente il conteggio dei mi piace o la popolarità di un hashtag.

Se fossero stati solo dei casuali utenti di Facebook e Twitter a sostenere, sbagliandosi, queste idee, forse sarei rimasta un po’ meno delusa perché, si sa, i social network riuniscono e danno visibilità a tutti, indipendentemente dal grado di serietà e approfondimento dei contenuti pubblicati. Ma ciò che mi ha più sconvolto è stato il numero di personalità cosiddette autorevoli che sono incappate in questi banalissimi errori, primo fra tutti il Presidente del Consiglio Renzi, che l’ha utilizzata – evidentemente non sapendo di cosa stesse parlando – per cavalcare l’onda dell’esposizione mediatica e per descrivere un progetto difficilmente inerente:

Ieri è uscita una notizia abbastanza strana, che a me è piaciuta moltissimo. Ce l’ha raccontata l’Accademia della Crusca. Un bambino di 8 anni, di Ferrara, ha scritto insieme alla sua maestra, la sua insegnante – e dobbiamo dire brava alla sua insegnante, oltre a quel bambino – una lettera all’Accademia della Crusca.  Ovviamente l’idea di scrivere all’Accademia della Crusca immagino sia venuta all’insegnante. Ma quel bambino aveva scritto una parola, aveva coniato una parola, la parola petaloso, che l’Accademia della Crusca, dopo una lunga discussione tra i propri grandi esperti, ha ritenuto essere una parola che deve entrare nel vocabolario italiano. E allora quella parola, ieri i social della Crusca, e anche questa la dice lunga, i social network della Crusca hanno rilanciato la notizia e la parola petaloso è entrata dentro il grande vocabolario della lingua italiana, coniata da un bambino di 8 anni. Beh, questo progetto è un progetto petaloso, questo progetto è un progetto che ha più di un ambito di azione, è un progetto che davvero possiamo definire con questa espressione.

Infine, un commento dal profondo del cuore a tutti i paladini della giustizia morfologica che esigono un riconoscimento della parola inzupposo che ha fatto tanto successo nella pubblicità della Mulino Bianco: no, questo aggettivo non ha senso di esistere perché “essere pieno di inzuppo, avere tanto inzuppo” non ha alcun significato. Simple as that.

A me le parole piacciono tanto, mi piace usarle e mi piace anche quando qualcuno se le inventa, perché vengono fuori cose curiose. Chi condivide notizie senza leggerle, si forma opinioni basate su voci di corridoio e diffonde sciocchezze come se fossero verità assolute invece no, non mi piace per niente: mi fa diventare misantropa e scrivere articoli come quello di oggi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...