Garko scende le scale ma non il cane

Scendere e salire usati come verbi transitivi, si può o non si può?

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Nicole Kidman e Gabriel Garko, Sanremo 2016

Dal 9 al 13 febbraio si è svolto il 66° Festival di Sanremo, con somma gioia di tutti gli appassionati di live tweeting – professionisti e non – che hanno passato cinque serate a riempire Twitter di commenti sulla trasmissione, sulle steccate dei cantanti, sugli outfit degli ospiti e, soprattutto, sulla presenza scenica del co-conduttore Gabriel Garko.

Durante la seconda serata, nel consegnare i fiori sanremesi all’ospite Nicole Kidman, Garko ha detto “sono emozionato come la prima volta che ho sceso la scala“, scatenando l’ira dei live tweeter perché, a detta loro, il valletto non sarebbe in grado di usare l’italiano. Al di là di commenti personali sulla sua presenza scenica, Garko non ha fatto niente di male alla lingua italiana, o almeno non in questa frase.

Cattura

Tweet di RTL 102.5 sulla frase di Gabriel Garko

L’uso transitivo del verbo scendere, infatti, è errato nella maggior parte dei casi, ma non quando il complemento oggetto è la superficie che il soggetto percorre in discesa. Corre in nostro aiuto, oltre ai più affermati dizionari, anche l’Accademia della Crusca:

I nostri lettori ci segnalano l’uso transitivo di un quartetto di verbi di movimento, costituito da due coppie di opposti, uscire/entrare e salire/scendere con il significato di ‘far uscire/entrare, portar fuori o dentro’, ‘far salire/scendere, portar su o giù’. A dire il vero i membri della seconda coppia, nel significato di ‘percorrere in salita’ e ‘percorrere verso il basso’ hanno anche un uso transitivo: si possono salire le scale o il versante di una collina e scendere i gradini o un pendio.

Oltre a stupirmi il fatto che in tanti abbiano dimenticato questa regola che, in genere, si impara alle elementari (o al massimo alle medie), mi sorprende che a nessuno sia venuta in mente la più bella e romantica – a mio parere – poesia di Eugenio Montale, tratta dalla raccolta Satura. La riporto qui di seguito, un po’ perché oggi è San Valentino, un po’ per non dimenticarci di come si usa il verbo scendere, ma soprattutto perché per me è meravigliosa e senza tempo:

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

(E. Montale, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale)

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