L’arancina o l’arancino?

Questo piatto tipicamente siciliano ha un nome femminile o maschile? Risponde l’Accademia della Crusca.

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Io i posti dove andare in vacanza li scelgo anche (e soprattutto) per le tradizioni culinarie. Dopo 6 anni ho imparato che a Torremezzo di Falconara Albanese (CS), quando hai aspettato il tramonto in spiaggia e torni dal mare alle 21 con una fame da lupi e la voglia di cucinare sotto le scarpe, passi dalla rosticceria di Sasà a prendere la pizza e gli arancini. Piccoli o grandi che siano (ma sono sempre grandi, ché tanto dopo una giornata al mare non sono mai abbastanza), lì si chiamano arancini, al maschile. Nelle rosticcerie di Palermo, invece, l’arancina è donna e il mio compagno di classe palermitano si mette a ridere quando parlo degli arancini di Sasà.

Lo scorso 29 gennaio l’Accademia della Crusca ha pubblicato un articolo in cui metteva fine, una volta per tutte, alla lotta diatopica fra arancino e arancina.

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Salemi (TP), febbraio 2016. Foto di Sara Bonamassa: lei le chiama arancine!

Sotto l’aspetto morfologico, il termine più corretto per l’italiano standard sarebbe arancina, in quanto diminutivo del termine arancia; il femminile sarebbe quindi d’obbligo, perché in italiano designa il frutto, mentre il genere maschile viene utilizzato per indicare l’albero da cui nasce (es. melamelo).

L’arancino, invece, deriva dal nome siciliano con cui si indica il frutto, cioè l’aranciu – rigorosamente maschile. Questo termine è presente non solo nei maggiori dizionari dialettali, ma anche in quelli italiani (né Sabatini Coletti né Treccani fanno riferimento al femminile, mentre presentano il nome al maschile). Inoltre, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha scelto questa variante del nome per inserire la specialità culinaria nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali Italiani. Sarebbe quindi questa la variante da preferire, anche a causa della sua ampia diffusione data dal largo utilizzo che Andrea Camilleri ne fa fare al suo Commissario Montalbano.

La diatriba sul genere del nome finisce quindi pari e patta. Ora rimane da risolvere il dilemma più arduo: il ripieno è più buono con ragù e piselli o con prosciutto e formaggio?

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