La brioche, il cornetto e la brioscia

Come si chiama il dolce della colazione con il cappuccino al bar?

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in questo video, in cui due ragazzi palermitani del gruppo LaLaPa fermano dei passanti in Piazza Duomo a Milano per interrogarli su come si chiami quel buonissimo dolce che si mangia a colazione al bar accompagnato dal cappuccino. Alla risposta più comune – brioche – i ragazzi sfoderano un tipico dolce del Sud Italia, chiedendo:”E allora questa come la chiamate?”

La discussione nasce, come tante altre, da una differenza regionale nell’uso della lingua italiana. Al Nord, infatti, si definisce brioche quella che al Sud è un cornetto, cioè questa:

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La brioscia, invece, è un dolce diverso, molto diffuso in Sicilia e accompagnato solitamente con una pallina di gelato:

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La definizione che il Vocabolario Treccani dà del primo termine comprende entrambe le qualità di dolce, facilmente riconoscibili dalla descrizione della loro forma:

briochebriòš› s. f., fr. [der. del normanno brier «impastare»] (anche adattato in ital. in brioscia). – Piccolo dolce, soffice, leggero e saporito, a base di farina, burro, latte e lievito di birra (la cosiddetta pasta brioche), che viene cotto in forno in varie forme, di cui la più tradizionale è quella di una mezza sfera sormontata da una mezza sfera più piccola, mentre in Italia è più comune quella a mezzaluna, chiamata anche cornetto. […]

brïòscia s. f. (pl. –sce). – Adattamento ital. del fr. brioche, anche per indicare altre forme di paste dolci lievitate.

Purtroppo non c’è molto a riguardo da parte dell’Accademia della Crusca, se non questo articolo sulla vertiginosa crescita dei forestierismi in italiano. Nell’articolo, l’unico riferimento al nostro dolce sta nel fatto che il nome brioscia sarebbe un’italianizzazione del francese brioche, bandito durante l’epoca fascista assieme a tanti altri prestiti e calchi.

Ma quindi come le dobbiamo chiamare? Sembra che tutti e tre i sostantivi vengano utilizzati correttamente e che l’unico modo per risolvere l’incomprensione sia avere sempre le tasche piene di dolci.

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